Globale: L’eredità di p. Arrupe nell’attuale crisi di solidarietà
14 novembre 2017

Papa Francesco e p. Thomas Smolich SJ si salutano in occasione di un’udienza privata tenuta per il Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati. (L'Osservatore Romano)

Roma, 14 novembre 2017 - Il Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati è stato fondato da p. Pedro Arrupe SJ il 14 novembre 1980 in risposta alla crisi della popolazione vietnamita che cercava di fuggire dal proprio paese via mare, e per aiutare i rifugiati a scappare da Etiopia, Somalia, Cambogia e Laos. Nel 1980, i rifugiati nel mondo erano quasi 8,5 milioni; cifra salita che ha ormai raggiunto i a 22,5 milioni, cui si aggiungono altri 40 milioni di persone sfollate entro i confini nazionali. Parallelamente, la solidarietà mondiale nei confronti dei rifugiati ha subito un rapido declino. Nel 1980, gli Stati Uniti avevano ammesso più di 207.000 rifugiati, mentre nel 2017, quando il numero globale degli sfollati ha ormai raggiunto cifre da record, gli USA ne hanno reinsediati solo poco più di 53.000. Dall’altra parte dell’Atlantico, l’Europa ha praticamente chiuso la porta in faccia a rifugiati e migranti. 

Rifugiati vietnamiti fuggono il loro paese d'origine. (Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati)

P. Michael Campbell-Johnson SJ, che ha diretto il lavoro del JRS nei suoi primi anni, ricorda un incontro tra gesuiti che lavoravano con i rifugiati in Thailandia assieme a P. Arrupe nel 1981, nel corso del quale era emerso con chiarezza e all’unanimità cosa avrebbe distinto il JRS dalle altre agenzie per i rifugiati: “Il nostro modo di procedere dovrebbe essere essenzialmente un ministero di presenza e condivisione, ‘essere insieme a’ piuttosto che ‘fare per’”. Questa intuizione originale rimane centrale nell’attuale modo di lavorare del JRS come lo era al momento della sua istituzione, e trova espressione nella parola ‘accompagnamento’ propria della missione del JRS. P. Mark Raper SJ, ex direttore internazionale del JRS, ha descritto questo accompagnamento come l’accoglienza offerta a un ospite, tema che ricorre nella Bibbia. P. Raper è dell’idea che la qualità della nostra accoglienza nei confronti dello straniero come messaggero di Dio è il criterio chiave dell’autenticità della cura pastorale del JRS e del suo servizio ai rifugiati.

Nel 2005, in occasione del 25° anniversario della fondazione del JRS, p. Raper ha sottolineato come ogni nuova crisi umanitaria dia vita a nuove iniziative. In un altro contesto ha citato le parole di Rowan Williams, ex arcivescovo di Canterbury, sulla visione di p. Arrupe: “Di fronte a indicibili disumanità, Pedro Arrupe era capace di farsi testimone dell’umanità, della profondità della speranza, giusto contributo dei cristiani alla cultura, alla politica, all’ecumenismo”.

È questa profondità di speranza che continua ad animare e sostenere il JRS nel 2017. Con Papa Francesco, la guida della Chiesa è un tempo di grazia e di opportunità per chiunque voglia impegnarsi nelle sfide che si trovano ad affrontare le nostre sorelle e i nostri fratelli sfollati. Questo è un momento privilegiato per il JRS, che sta esplorando nuove modalità di portare avanti la propria missione di accompagnamento dei rifugiati e di accoglienza degli stranieri. Papa Francesco ha posto la solidarietà con i rifugiati e i migranti al cuore stesso della propria missione, e ha esortato tutti quelli che ascoltano ad assumersi il compito di accogliere, proteggere, promuovere e integrare rifugiati e migranti. Al posto della globalizzazione dell’indifferenza, e della politica del rifiuto e della paura, Papa Francesco ha ripetutamente raccomandato una cultura dell’incontro. Per Papa Francesco non c’è una “crisi dei rifugiati”; la vera crisi è quella della solidarietà, il rifiuto opposto da uomini e donne ad aprire la porta quando bussa chi non ha una casa, e ad aprire il cuore alle sorelle e ai fratelli che hanno bisogno. 

Papa Francesco accoglie a braccia aperte i migranti. (Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati)

I rifugiati decidono di partire per difendere le proprie famiglie, conservare un futuro ai propri figli, e cercare un luogo in cui i propri diritti possano essere protetti. Nel vivere la propria missione di accompagnamento dei rifugiati, anche il JRS non può che essere in movimento. C’è sempre la tentazione di riposarsi sui traguardi conseguiti, e trovare conforto in modalità di lavoro che sono familiari. Nei nostri programmi educativi, nel nostro accompagnamento pastorale, nel cercare collaborazioni e alleanze, nelle nostre strutture amministrative e nella comunicazione esterna, il JRS spera di superare le proprie sicurezze e certezze, mettendo sempre in primo piano la vita e le speranze delle persone che incontriamo e desiderano intensamente dire a noi e al mondo: “Ero straniero, e mi avete accolto”.



Papa Paulo VI e Padre Arrupe. (Compagnia di Gesù, Roma)





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