Dalla Siria al Belgio: Alla ricerca del tesoro.
13 marzo 2017

le Gemelle Nagham e Shadan hanno gestito un programma di supporto per i bambini sfollati in un centro del JRS in Siria fino a quando la guerra le ha costrette a lasciare il loro paese. Ora vogliono replicare il programma con il JRS Belgio.
“Credo che ogni bambino abbia un tesoro dentro di sé. Lo sviluppo personale consiste nello scavare insieme per trovare questo tesoro”.

Città del Vaticano, 8 marzo 2017 – In occasione della giornata interazionale della donna si svolgerà l’evento di narrazione femminile Voices of Faith. L'evento metterà in luce gli importanti contributi che donne di fede hanno dato e continuano a dare all'opera di costruzione della pace e della riconciliazione. Tra le testimonianze di questa giornata vi proponiamo la storia delle sorelle Nagham e Shadan.

“Credo che ogni bambino abbia un tesoro dentro di sé. Lo sviluppo personale consiste nello scavare insieme per trovare questo tesoro”. Shadan si illumina quando parla del lavoro dei suoi sogni. Con la sua sorella gemella Nagham, ha tenuto un corso per sviluppare le capacità personali rivolto a bambini sfollati in un centro del JRS nella sua Siria e racconta di aver visto “notevoli” sviluppi. 

Dopo che la guerra ha costretto Shadan e Nagham a uscire dal loro Paese, sono tornate al più presto a lavorare con i bambini nel centro per richiedenti asilo in cui vivono dopo avere raggiunto il Belgio. 

E ora, insieme al JRS Belgio, le gemelle sono avviate a ripetere il corso di sviluppo personale che hanno tenuto con il JRS Siria. Per Shadan è una missione. Il suo viso, i suoi occhi e la voce riecheggiano entusiasmo, che è contagioso anche attraverso uno sgranato schermo di Skype. Intervistando Shadan mi ritrovo a desiderare di aver avuto anni fa un’insegnante come lei. 

Sento parlare del tesoro nascosto quando chiedo a Shadan il significato di pace. La domanda scaturisce dallo scopo dichiarato del suo programma: “Aiutiamo i bambini a vivere in pace con se stessi in modo che possano vivere in pace con gli altri”. 

Shadan risponde: “Una parte della pace è la capacità di essere se stessi, di non avere paura di essere diversi, di non essere amati. Si trova la pace solo quando si è sicuri nel profondo di essere amati per quello che si è. Bisogna credere in se stessi, credere che si ha un tesoro dentro”. 

Shadan e Nagham hanno iniziato a lavorare con il JRS Siria dopo essere sfollate da Homs. Su suggerimento del gesuita siriano Ziad Hilal SJ, sono state coinvolte in un centro a Kafroun, una cittadina vicino a Tartus, uno dei numerosi centri del JRS per bambini sparsi in tutta la Siria che hanno offerto istruzione informale e sostegno psicosociale. Le due sorelle hanno lavorato là per due anni. 

In che modo hanno aiutato i bambini tra i sei e i dodici anni a trovare il proprio personale tesoro e a ritagliarsi un angolo di pace in un Paese lacerato da un conflitto violento? Senza tante parole, ma attraverso una serie di lezioni preparate in modo sapiente in cui hanno usato strumenti pratici per insegnare specifiche competenze e valori. 

“Ci siamo concentrate prima di tutto sui valori perché si tratta di una delle prime cose perse nella guerra, ovvero l’onestà, il rispetto e l’accettazione delle differenze dell’altro. Quest’ultima è stata davvero essenziale, perché venivano al centro musulmani e cristiani e sedevano nella stessa aula, in un momento della guerra in cui sentivano molte storie sulle reciproche religioni”. 

Tuttavia l’équipe del JRS ha presto percepito “che mancava qualcosa”, in particolare c’era il bisogno di incoraggiare i bambini a esprimere la propria sofferenza. “Molti bambini avevano perduto uno o più parenti a causa della guerra, talvolta hanno anche assistito alla loro morte… esperienze davvero dolorose”, racconta Shadan. “Ci siamo dette che era necessario trovare un modo per permettere ai bambini di esprimere se stessi e gestire i propri sentimenti”. 

È stata una situazione difficile. “I bambini rifiutavano i sentimenti negativi. Se parlano di un’esperienza dolorosa e domandi, come ti senti?, non rispondono. Così abbiamo cercato di portarli a riconoscere i propri sentimenti, ad ammettere che sì, ero arrabbiato. Che cosa fare, allora, con questa rabbia?”. Film, giochi di ruolo, teatro, yoga, burattini… tutto ha avuto un ruolo nell’aiutare i bambini a dare un senso a ciò che stava succedendo. “Non abbiamo mai fatto prediche ai bambini, li abbiamo incoraggiati a trovare la soluzione in se stessi”. 

Un anno fa Shadan e Nagham hanno dovuto lasciare la Siria e hanno percorso la cosiddetta rotta dei Balcani per raggiungere il Belgio, dove hanno chiesto il riconoscimento dello status di rifugiate. Mentre erano ospiti di un centro, in attesa dell’esito della domanda, sono tornate con entusiasmo al lavoro. “Avevamo un sacco di tempo, c’erano bambini nel campo e per loro non si faceva nulla. Così abbiamo organizzato sessioni settimanali per i piccoli arrivati dalla Siria, l’Iraq e l’Afghanistan”. 

Shadan descrive queste sessioni come “davvero speciali” e le chiedo il motivo. “Mi hanno dato la sensazione di essere di nuovo utile dopo tutto questo tempo”, risponde. “E, anche se in breve tempo, abbiamo potuto vedere nei bambini la differenza”. 

Per Shadan un cambiamento significativo è il fatto che bambini di diversi Paesi hanno iniziato a giocare insieme. “Iracheni e siriani, per esempio, hanno fatto conoscenza durante le sessioni e hanno visto che, sì, può essere divertente, può essere mio amico. Alla fine li vedevamo giocare insieme“. 

È stato tutto molto frenetico, perché partecipavano 40 bambini di varie età. “Non potevamo rifiutare nessuno”, ricorda Shadan. “Se avessimo detto di no a quelli molto piccoli, avrebbero pianto e picchiato alla porta. I bambini continuavano a chiedere quando sarà il prossimo incontro?”. 

Dopo soltanto due mesi e mezzo, Shadan e Nagham hanno ottenuto protezione, hanno lasciato il campo e sono andate a vivere a Ghent. Dopo alcuni mesi di ambientamento alla vita in Belgio, hanno fatto visita al centro del JRS a Bruxelles, dove sono state accolte calorosamente. Il JRS Belgio ora spera di sostenere corsi di sviluppo personale in alcuni centri per richiedenti asilo e forse di formare alcuni belgi in questo campo. 

Per ricorrere a un cliché abusato, tutto ciò suona come una doppia vittoria per il JRS, per i bambini rifugiati e per le stesse gemelle. Shadan descrive i progetti come “un sogno diventato realtà”. E aggiunge: “Siamo molto eccitate, è quello che sognavamo, è quello che ci piace e penso che siamo brave a farlo. Sento di poter dare molto. Per me è un lavoro meraviglioso ed è incredibile avere l’opportunità di svolgerlo qui”.

- Danielle Vella







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