Roma: Un saluto a p. Ken Gavin SJ
22 febbraio 2017

P. Ken Gavin SJ al suo pranzo d'addio a Roma. (Sarah Morsheimer/Jesuit Refugee Service)
"La speranza è ovunque, se ti apri ad essa"

Roma: 22 febbraio 2017 – Padre Ken Gavin SJ ha trascorso oltre dieci della sua vita accompagnando, servendo e battendosi per il rispetto dei diritti dei rifugiati e degli sfollati con la forza. Dal 2003 al 2010 ha ricoperto la carica di Direttore regionale del JRS Stati Uniti, e dal 2011 al 2017 ha prestato opera presso l'Ufficio internazionale del JRS in veste di Vicedirettore internazionale.

Nel periodo in cui ha lavorato con il JRS Stati Uniti, p. Gavin ha viaggiato molto svolgendo opera di accompagnamento e portando di ritorno con sé le storie di quanti aveva incontrato e la consapevolezza delle loro necessità. Si è dato da fare per intensificare l'opera di advocacy nell'ambito delle questioni internazionali, tra cui la battaglia per ottenere da parte del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti una maggiore assistenza ai rifugiati colombiani, il reinsediamento dei rifugiati bhutanesi, ponendo in evidenza il problema serio della protezione della popolazione tamil in transito attraverso lo Sri Lanka.

Nei suoi primi viaggi in visita alle varie sedi del JRS, si è spesso trovato di fronte alla tragedia dello sfollamento, ma al contempo ha imparato che anche nelle situazioni più difficili, la speranza non viene mai meno. La prima esperienza in questo senso l'ha vissuta inevitabilmente in un campo che ospitava liberiani sfollati a causa del conflitto in corso, dove aveva conosciuto un trentenne che aveva già trascorso anni in quel luogo, e vedeva la sua vita andare sprecata giorno dopo giorno. Non sapendo se mai sarebbe ritornato al suo villaggio, gli pareva di vivere una vita "in sospeso".

"Seduto con quell'uomo e ascoltando le sue parole", spiega Ken "avevo la sensazione che Dio fosse lì con noi, in quel preciso momento. In altre parole, quello stare insieme mi suggeriva che possiamo essere noi stessi presenza di Dio, l'uno per l'altro. Con l'opera di accompagnamento, possiamo davvero portare rispettivamente cambiamento nelle nostre vite".

Nel 2005, Ken ha visitato una piccola cittadina costiera dell'Aceh, in Indonesia, completamente distrutta qualche mese prima dallo tsunami. La moschea comunitaria era l'unico edificio ricostruito dopo che l’onda devastante era piombata sulla città. Per il resto, solo macerie. Una comunità che un tempo traeva di che vivere dal mare, ora ne era rimasta traumatizzata. Un suo membro ha espresso riconoscimento per quanto aveva fatto il JRS, là dove la maggior parte degli operatori umanitari erano venuti, avevano preso appunti, avevano lasciato i propri veicoli, ma non erano più ritornati. "Gli operatori del JRS, invece, sono venuti e sono rimasti con noi", ha tenuto a dire. Volgendo lo sguardo su tutta quella rovina, ha indicato una piccola tenda da campeggio in cui gli operatori del JRS avevano vissuto durante il periodo in cui si erano prestati ad aiutare la popolazione a far fronte all'enorme tragedia che l'aveva colpita.

"Il nostro personale nell'Aceh si è reso conto che, al di là dei servizi di natura umanitaria che gli avevamo fornito, era la presenza stessa del JRS a essere di sostegno e fonte di speranza per quella gente. La cosa che più contava era che noi fossimo lì, con loro", spiega Ken.

Quando Ken lavorava all'Ufficio internazionale, il suo compito era fortemente incentrato sulla missione, la visione e i valori del JRS, oltre quello di assicurare che la missione fosse realizzata attraverso il nostro lavoro in tutto il mondo.   Ha guidato laboratori sui temi della riconciliazione, dell'accompagnamento, e del dialogo interreligioso; ha tenuto corsi di orientamento per il nuovo personale, ed è stato Vicedirettore internazionale anche in veste di consigliere.

"Nel corso degli anni, questo lavoro mi ha dato vita. Lavorando come facilitatore nei nostri corsi di orientamento per nuovi membri del JRS, ho potuto dimostrare alle persone quanto importanti siano le loro esperienze personali, e come possano davvero fare la differenza nella vita dei rifugiati".

Nei laboratori di riconciliazione di questi ultimi anni, Ken ha incentrato il lavoro sulla corretta ricostruzione di rapporti logorati o spezzati tra persone o tra comunità coinvolte in un conflitto. È convinto che la riconciliazione possa arricchire la nostra percezione di chi siamo come organizzazione e rappresenti uno dei contributi straordinari che il JRS può dare nel mondo delle iniziative umanitarie.

Partecipando a Siem Reap, in Cambogia, a un laboratorio del JRS sulla riconciliazione, Ken ha conosciuto una donna cambogiana di doti non comuni, cui il regime di Pol Pot aveva sterminato l'intera famiglia. Per anni aveva cercato in ogni modo di riconciliarsi e perdonare chi l'aveva così duramente ferita, ma mentre sentiva intensamente la necessità di riappacificazione, al contempo si rendeva conto che il processo sarebbe potuto durare tutta la vita. Spinto dalla sua testimonianza e dal suo cammino di riconciliazione, Ken si è ancora più convinto della necessità di aiutare le comunità a costruire ponti che uniscano i popoli nella speranza anziché separarli l'uno dall'altro.

Forse l'aspetto più evidente dell'opera di Ken in favore degli sfollati è stato quello della speranza. Ha ispirato infatti quanti gli sono stati vicini a intravvedere barlumi di speranza in ogni aspetto della vita.

"La speranza è ovunque, se ti apri ad essa", afferma con convinzione

Padre Ken è in procinto di trasferirsi presso una nuova comunità gesuita che opera in una zona particolarmente povera di Brooklyn, New York, dove svolgerà opera pastorale continuando a diffondere speranza.







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Martina Bezzini
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