Internazionale: G20, un'occasione perché i leader mondiali facciano dell'ospitalità ai rifugiati il punto focale del processo di globalizzazione
18 giugno 2012

I rifugiati possono dare tantissimo alle società ospitanti, se solo li si aiuta a farlo, El Nula, Venezuela (Peter Balleis SJ/JRS)
Nel mezzo di una crisi economica, andrebbe alimentato il fragile valore dell'ospitalità.
Comunicato stampa, Giornata Mondiale del Rifugiato

Porre i rifugiati al centro delle politiche di programmazione economica

Roma, 18 giugno 2012 – Nei prossimi due giorni, i leader delle nazioni del G20 si troveranno a prendere decisioni di grande importanza riguardo alla stabilità dell'economia globale; e in occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato, che si celebra il 20 giugno, il Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati sollecita i leader mondiali a porre la questione della coesione sociale al centro dei loro processi decisionali, senza mai perdere di vista le necessità di oltre 45 milioni di sfollati con la forza costretti nel mondo alla migrazione.

Mai come in tempi di marcata instabilità economica è indispensabile che le necessità umanitarie dei rifugiati siano mantenute in primissimo piano nella programmazione politica. La recessione economica mette a rischio gli indispensabili aiuti internazionali agli sfollati con la forza. Di pari passo, i rifugiati hanno sempre più difficoltà a sopravvivere. Tragico a dirsi, con tutta probabilità altre masse di popolazioni impoverite sfolleranno dalle loro terre, in quanto le difficili  condizioni socioeconomiche comportano una crescente marginalizzazione delle minoranze oppresse.

"I migranti forzati – spiega il direttore del JRS International, Peter Balleis SJ – sono esempi concreti di quanto accade alle società vessate oltre ogni limite, con conseguenti conflitti, violazioni dei diritti umani, sfollamenti. Il G20 costituisce un'occasione per adottare azioni preventive, ridurre l'instabilità economica promuovendo la protezione olistica dei rifugiati, accrescere le opportunità di sussistenza delle comunità marginalizzate, e rafforzare tutti i vari aspetti dei sistemi di protezione sociale".

Nel mezzo di una crisi economica, andrebbe alimentato il fragile valore dell'ospitalità. Le sempre minori opportunità economiche fanno sì che sulle reti di sostegno sociale, già oberate ai limiti delle loro possibilità, gravi un ancor maggiore onere, da cui il verificarsi di una intolleranza sempre crescente. Chiaro esempio ne è il successo delle pubbliche espressioni di populismo che pongono giorno dopo giorno la retorica xenofoba al centro del discorso politico. Anziché descrivere i rifugiati come coraggiosi sopravvissuti che cercano di rifarsi una vita là dove sono assicurate condizioni di sicurezza, i politici preferiscono etichettare queste persone in maniera semplicistica e fuorviante, inducendo la loro demonizzazione come cause dei mali della società. E questa costante disumanizzazione e ostilità non fa che aggravare l'emarginazione dei rifugiati.

"Le popolazioni ospitanti generalmente hanno scarsi contatti con i rifugiati e altri migranti forzati, prosegue p. Balleis,  precisando che l'opinione pubblica tende perlopiù a formarsi sulla scia delle idee propugnate dai leader politici e della società civile. Se i governi adottassero un approccio più positivo nei confronti della migrazione forzata, probabilmente assisteremmo al nascere di una controtendenza rispetto agli attuali livelli di ostilità ed esclusione nei confronti dei rifugiati".

A dispetto di quella che è una tendenza diffusa, in tutto il mondo c'è chi a livello sia individuale che collettivo risponde alle necessità dei rifugiati. Per fare un  esempio, non potendo il governo francese dare ospitalità ai richiedenti asilo, a Parigi volontari del JRS si sono fatti avanti e hanno aperto loro le proprie case. Oltre ad assicurare così un servizio indispensabile, danno vita a rapporti di amicizia e lanciano alla società un potente messaggio: benvenuti sono gli stranieri.

Altrettanto può dirsi della Giordania, dove la popolazione locale e rifugiati iracheni prestano aiuto agli sfollati siriani. Esempi analoghi di semplice ospitalità si hanno in Congo, Kenya, Venezuela e molti altri paesi. Sempre di nuovo vediamo rifugiati e comunità ospitanti offrire protezione, sistemazione abitativa, cibo, medicinali e, ciò che più conta, amicizia. Sono piccoli atti, capaci però di rivoluzionare situazioni di difficoltà.

"Il messaggio che lanciamo è semplice: occorre incoraggiare l'ospitalità e la cooperazione. L'ospitalità è una porta aperta ad altre possibilità, come l'accesso a diritti e servizi. I rifugiati sono di per sé dotati di risorse umane, capacità professionali e di energia. È importante consentire loro di fare qualcosa per le nuove comunità di appartenenza. E i governi bene farebbero se seguissero questi esempi di solidarietà anziché cercare soluzioni a breve termine, dando così vita a nuove problematiche per i tempi a venire", conclude p. Balleis.

Note per il redattore:
Il JRS opera in più di 50 paesi di tutto il mondo. L'organizzazione vanta un organico di oltre 1.200 persone tra personale laico, gesuiti e altri religiosi, che insieme si impegnano a dare una risposta alle esigenze educative, sanitarie, sociali e di altra natura a circa 700.000 rifugiati e IDP, di cui oltre la metà è costituita da donne. I servizi sono erogati prescindendo dalla razza, origine etnica o credo religioso dei beneficiati.

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Coordinatore delle comunicazioni
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Per saperne di più su ospitalità e rifugiati, vedi l'ultima campagna del JRS sull’ospitalità: http://www.jrs.net/campaigns






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