Nepal: reinsediato un terzo dei rifugiati bhutanesi
29 ottobre 2010

Preparare le comunità per soluzioni durevoli, Shanyarima camp, Nepal orientale, (Peter Balleis SJ/JRS)
Sono trascorsi oltre vent'anni da quando oltre 105.000 bhutanesi di etnia Lhotsampa sono fuggiti al Nepal.
Roma, 19 ottobre 2010 – Stando a rilievi statistici prodotti recentemente dal governo nepalese, oltre 36.000 rifugiati bhutanesi sono stati reinsediati in paesi terzi. Si tratta di un aumento significativo che si riferisce agli ultimi venti mesi. In effetti, dal gennaio 2009 sono stati reinsediati ben 28.000 rifugiati bhutanesi.

La stragrande maggioranza dei reinsediati – calcolati in 31.133 – è stata diretta negli USA, mentre Australia e Canada ne hanno accolti rispettivamente un paio di migliaia. I rimanenti sono stati inviati in Danimarca, Nuova Zelanda, Norvegia e Regno Unito. Altri 11.732 rifugiati accettati per il reinsediamento sono in attesa di partenza.

La popolazione di rifugiati bhutanesi ospitata nei campi al 30 settembre è pari a 75.671 persone, rispetto agli iniziali 111.000, ma si prevede che il gennaio prossimo scenderà a 71.000 persone, alla fine del prossimo anno a 55.000, e a 30.000 entro il gennaio 2013. Sulla base di queste proiezioni, il JRS calcola di far proseguire il programma fino all'inizio del 2014.

I rifugiati sono stati divisi in due categorie, quelli che sono favorevoli al reinsediamento e quelli che desiderano essere rimpatriati. Stando ai dati statistici sul reinsediamento, al 30 settembre 2010 meno del 20 percento della popolazione iniziale di rifugiati bhutanesi presenti nei campi del Nepal orientale non ha espresso interesse a trasferirsi in un paese terzo. La maggior parte degli appartenenti a questo gruppo continua a sperare che un giorno venga loro permesso di rientrare in patria.

Anni di attesa

Ci si aspetta che le prossime missioni provenienti dall'Australia in novembre, dal Canada e Paesi Bassi in ottobre e dagli Stati Uniti in novembre stabiliscano le date di partenza delle persone accettate rispettivamente dai quattro paesi.

Sono trascorsi oltre vent'anni da quando oltre 105.000 bhutanesi di etnia Lhotsampa sono fuggiti dal Bhutan al Nepal attraverso una sottile striscia di territorio indiano che separa i due stati. Le forze di sicurezza indiane hanno scortato i rifugiati fino al Nepal. Gli altri rifugiati vivono in sette campi gestiti dall'UNHCR situati in due distretti del Nepal orientale. Un numero assai contenuto mette insieme di che vivere giorno per giorno in India.

Nel corso degli anni, Nepal e Bhutan hanno intrapreso ripetutamente trattative per risolvere la questione. Ne è risultato, i dati sono stati resi pubblici nel 2003, che soltanto al 4 percento dei rifugiati è stato concesso il diritto di rientro incondizionato, mentre a un 71 percento è stata data la possibilità di ritornare a patto di rispettare una serie di pesanti condizioni, quali il superamento di esami di lingua, la residenza obbligatoria in determinate strutture, ecc. A seguito di successivi disordini verificatisi in alcuni campi, il governo bhutanese ha sospeso il processo, avanzando a giustificazione timori per la sicurezza.






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