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Pregare con i rifugiati in Afghanistan: anche dopo la più buia delle notti ci sarà un giorno nuovo
01 agosto 2014

Il rapimento di Prem è stata un'esperienza di totale impotenza per Prem e di grande preoccupazione per tutti quelli che hanno un legame profondo con lui. La sua sofferenza è condivisa dalla sua famiglia, dai suoi amici e dai suoi colleghi del JRS. (Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati)
Ci uniamo a tutti loro con le nostre speranze e con le nostre preghiere per P. Alexis Prem Kumar. Il bene vincerà.: anche dopo la più buia delle notti ci sarà un giorno nuovo e una nuova luce.
Roma, 1 agosto 2014 – Sono passati due mesi dal rapimento di P. Alexis Prem Kumar SJ, il gesuita direttore del Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati Afghanistan, che è stato portato via da un gruppo di uomini armati da una scuola gestita dal JRS a Sohadat, un distretto governativo per famiglie di rimpatriati a 35 km da Herat, in Afghanistan occidentale.

Le scorse settimane sono state un periodo doloroso per la famiglia di Prem, per i suoi confratelli gesuiti in tutto il mondo e per tutti noi del JRS. Anche se non abbiamo mai avuto contatti con lui o con i suoi rapitori, manteniamo viva la speranza.

Ci incontriamo ogni giorno per considerare ogni nuova informazione e per discutere i passi futuri. Tutte le informazioni in nostro possesso suggeriscono che sia ancora vivo e che si trovi ancora in Afghanistan. La scuola di Sohadat resterà chiusa fino al rilascio di Prem, però abbiamo riaperto la maggior parte dei nostri programmi educativi all'inizio di luglio, contando sulle capacità dei nostri colleghi afghani per guidare il lavoro. Restiamo fedeli al nostro impegno di accompagnare i nostri studenti afghani e le loro famiglie nel loro desiderio di accedere a una istruzione di qualità e la riapertura delle nostre scuole è un chiaro segno di tale impegno.

Il rapimento di Prem è stata un'esperienza di totale impotenza per Prem e di grande preoccupazione per tutti quelli che hanno un legame profondo con lui. La sua sofferenza è condivisa dalla sua famiglia, dai suoi amici e dai suoi colleghi del JRS.

Questa situazione mi ricorda Gesù in preghiera al Monte degli Olivi, profondamente turbato per ciò che avrebbe potuto accadergli. Pregava che il calice della sofferenza fosse allontanato da lui, ma comunque accettava la volontà del Padre. Subito dopo, arrivarono i suoi carcerieri a portarlo via.

Peter Balleis, Direttore Internazionale del Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati

La tua riflessione
Sei uomini armati lo hanno portato via in un camioncino. Dove si trova adesso? Non lo sappiamo. Come sta? Non lo sappiamo. Sta soffrendo, ha paura? Condividiamo la sua sofferenza e la sua paura. È un momento molto buio di impotenza e profonda preoccupazione per il nostro collega, Prem.

Il desiderio di Prem era semplice: fare il bene. Credeva nell'educazione dei bambini—di tutti i bambini—ed era felice nel vederli frequentare la scuola di Sohadat e gli altri progetti educativi in tutto l' Afghanistan.

Ora ci chiediamo: Cosa vede ora? Lo tengono prigioniero in un luogo buio? L'oscurità di questo gesto distruttivo ci colpisce tutti -- Prem, i bambini e i loro genitori a Sohadat, e lo staff del JRS.

E mentre sperimentiamo il dolore, sperimentiamo anche la bontà di tante persone in tutto il mondo. Gli amici cristiani e musulmani di Prem stanno pregando per la sua salute e per la sua liberazione. I membri della comunità di Sohadat, e specialmente i bambini della scuola di Sohadat pregano con i loro insegnanti e genitori perché sia rilasciato. Vogliono che la loro scuola apra di nuovo; vogliono un posto dove imparare e giocare in sicurezza.

Ci uniamo a tutti loro con le nostre speranze e con le nostre preghiere per P. Alexis Prem Kumar. Il bene vincerà.: anche dopo la più buia delle notti ci sarà un giorno nuovo e una nuova luce.